Definito dallo storico Giuseppe Trezza, la "piramide tutta verde", il colle di San Martino delimita Cava verso Nocera: con la sua altezza di 377 metri, conserva i ruderi di un antico monastero dedicato al Santo, un monasterium in cacumine montis, risalente al IX secolo d.C. L’eremo, con la chiesetta  ed un pezzo di terreno, furono donati dai principi Longobardi all’Abbazia della SS. Trinità e viene menzionato anche nel Codex Diplomaticus Cavensis quale donazione al monaco Orso intorno al 1063.

Costruito in onore di Sant’Arcangelo e di San Martino, aveva intorno numerosi querceti e vigne, con macine e tini per la vendemmia ( vedi la presenza di cantine ancora presenti ). Nell’eremo si vivevano i precetti benedettini dell’ ora et labora, in una pace ed un silenzio tipico dell’ordine religioso, diventando ospizio per i monaci della Santissima Trinità che si ammalavano e venivano lì ricoverati.

Gli storici fanno risalire la fondazione dell'eremo al IX sec. Lo storico Orazio Casaburi nel 1829 così lo descrive: "Sopra il monte che dicesi di S.Martino vi era, ed esiste tuttora, un antico monastero e chiesa. Di essa si ha memoria fin dall'anno 839 ed è nominata Monasterium Sancti Martini de Forma".

Varia la documentazione sul sito religioso:

- nel Codex Diplomaticus Cavensis del 1063 si è a conoscenza che il figlio del conte Alfano, Pietro, donò al monaco Orso il monastero, costruito nella zona di Passiano alla sommità del monte. Furono donati arredi, suppellettili ed attrezzi agricoli per coltivare il circostante terreno, anch'esso oggetto di donazione.

- in un diploma del 1075 il monaco Ademairo arricchì l'eremo di beni e nel 1079 il conte Guaiferio donò parte della chiesa a Pietro I Pappacarbone, il terzo abate dell'Abbazia Benedettina, che nel 1802 fece edificare un'infermeria ed un oratorio per i monaci che vi abitavano.

Il luogo appartenne alla Badia per oltre quattro secoli fino al 1513, anno in cui fu fondata la Diocesi di Cava da papa Leone X. L'infermeria venne chiusa e con la cessazione del culto la zona fu abbandonata fino all'800 quando la chiesa ed il fondo furono affidati alla locale Congregazione di Carità e la rendita fu devoluta ai poveri, fino a diventare Opera Pia Laicale (ex ECA).

Dopo il bombardamento tra alleati e tedeschi del settembre del’43 (ancora visibile il segno del colpo di cannone sulla parete del lato sud dell'abside), la chiesa fu inizialmente recuperata nel 1954 e successivamente del tutto abbandonata dopo il terremoto del 1980. All’interno troneggiava, tra le puntellature, ancora la statua del Santo.

L'eremo è stato di recente in parte restaurato e riconsegnato alla Città nel maggio 2015.