La religiosità

Traduci

Italian Chinese (Simplified) English French German Japanese Portuguese Russian Spanish

Foto di Cava de' Tirreni

La leggenda del ritrovamento del quadro della Madonna dell'Olmo

Pubblicato in La religiosità Etichettato sotto Scritto da Matteo

“In una oscura notte, mentre alcuni pastori del casale di Mitigliano ed altri di S. Adiutore custodivano in campagna il loro gregge, videro da ambedue quelli eminenti luoghi nella bassa valle un insolito splendore come di molte luminose facelle. A quella vista sorpresi e meravigliati, non sapevano a che attribuire ciò che osservavano; e nel giorno seguente, comunicatasi la goduta visione, stimarono giudizio di ognuno essere quel fenomeno cosa miracolosa ed attesero impazienti la futura notte per osservarlo di nuovo, come esattamente avvenne per quella e per molte altre volte nel modo stesso. Stimarono intanto di tutto l’accaduto fare esatta e minuta relazione al Reverendissimo Abate del Venerabile Monastero della SS. Trinità. L’Abate Pietro incaricò varie persone onde colla guida di pastori fossero testimoni di quanto quelli asserivano. Si accinsero all’opera, ed ecco agli occhi di costoro anche apparire all’ora solita quei lumi stessi che solevano vedersi dai pastori. Ritornati al santo Abate, confermarono l’accaduto e questi risolvette di recarsi a scoprire il tutto con solennità. Infatti, giunto il tempo della sospirata comparsa, si condusse personalmente con tutti i suoi esemplari religiosi in solenne processione nel mentovato luogo; nel quale, restando permanente la luce e non più fuggitiva, videro la Santa Immagine di Maria nel mezzo dei rami di un olmo circondata d’ogni intorno di lucentissime facelle.

È questa miracolosa immagine, di colore bruno, di volto grave, con un neo sul viso, nella parte destra e propriamente sotto la gola, col manto azzurro, con una stella dorata a man destra, coi suoi finimenti anche dorati, col suo Bambino Gesù in atto di stringerselo al seno unita guancia a guancia. Tutti genuflessi venerarono in quella nuova figura la gran Signora del Paradiso col cuor divoto ed animo riconoscente”. A quella vista sorpresi e meravigliati, non sapevano a che attribuire ciò che osservavano; e nel giorno seguente, comunicatasi la goduta visione, stimarono giudizio di ognuno essere quel fenomeno cosa miracolosa ed attesero impazienti la futura notte per osservarlo di nuovo, come esattamente avvenne per quella e per molte altre volte nel modo stesso.

Stimarono intanto di tutto l’accaduto fare esatta e minuta relazione al Reverendissimo Abate del Venerabile Monastero della SS. Trinità. L’Abate Pietro incaricò varie persone onde colla guida di pastori fossero testimoni di quanto quelli asserivano. Si accinsero all’opera, ed ecco agli occhi di costoro anche apparire all’ora solita quei lumi stessi che solevano vedersi dai pastori. Ritornati al santo Abate, confermarono l’accaduto e questi risolvette di recarsi a scoprire il tutto con solennità. Infatti, giunto il tempo della sospirata comparsa, si condusse personalmente con tutti i suoi esemplari religiosi in solenne processione nel mentovato luogo; nel quale, restando permanente la luce e non più fuggitiva, videro la Santa Immagine di Maria nel mezzo dei rami di un olmo circondata d’ogni intorno di lucentissime facelle.

È questa miracolosa immagine, di colore bruno, di volto grave, con un neo sul viso, nella parte destra e propriamente sotto la gola, col manto azzurro, con una stella dorata a man destra, coi suoi finimenti anche dorati, col suo Bambino Gesù in atto di stringerselo al seno unita guancia a guancia. Tutti genuflessi venerarono in quella nuova figura la gran Signora del Paradiso col cuor divoto ed animo riconoscente”.

 

 

La Cappella di S.Biagio

Pubblicato in La religiosità Etichettato sotto Scritto da Matteo

Possediamo pochissime informazioni storiche riguardanti la cappella di San Biagio, ma si sa che fu costruita insieme al palazzo di cui fa parte, prima del 1610, anno a cui risale la prima notizia (istituzione di una cappellania). Dal portale rinascimentale si può arguire che sia stata costruita nel secolo XVI o precedentemente.
La cappella di San Biagio (conosciuta anche col titolo di Santa Maria degli Angeli) è inserita in un antico palazzo del Centro Storico . Di tale palazzo, essa occupa lo spazio angolare sud, prospettante su via della Repubblica (prossima al Borgo Scacciaventi), e corrispondente a due piani dell'immobile.

La facciata della chiesetta è di gusto rinascimentale ed è parte integrante del prospetto del palazzo, da cui si differenzia, tuttavia, per i caratteri architettonici e decorativi propri. L'interno, di esigue dimensioni e gusto barocco, è costituito da una sola aula a pianta quadrata coperta da cupola ribassata su pennacchi, e piccolo presbiterio con l'altare, unito all'aula mediante l'arco trionfale. Le pareti interne sono articolate da arcate simmetriche riccamente decorate.

La parete di fondo ospita una grande edicola, con fine ornamento in stucco, al cui centro è collocata la tela d'altare.

Fonte:  sito della Diocesi di Cava Amalfi

Storia della cappella a Sant'Arcangelo e della Fontana de li Papi

Pubblicato in La religiosità Etichettato sotto Scritto da Matteo

La cappella della Madonna del Carmine “del Ponte” di Sant'Arcangelo, porta una  iscrizione sul portale e anche altra all'interno molto deteriorata che ne pone la nascita nel 1735.La seconda iscrizione , molto deteriorata, si leggeva tempo fa : “D.O.M./ B.VIRGINI DE CARMELO HANC ECCLESIA/ …IN PRINCIPIA AEDICULA/ ..EX LOCO LE CURTE/ RELLIGIOSA PIETATIS/A.D. 1735".

Tre furono i parroci del tempo che fecero erigere la cappella,  che incorporava l’icona su cui era affrescata l'immagine della Madonna del Carmine, tutt'ora visibile sull'altare alla sinistra all’entrata, anziché sull'altare Maggiore ,con stucchi.

L’anno dopo, Marco Benincasa, gentiluomo di Sant’ Arcangelo, dipinse la tela raffigurante l' Immacolata con San Gennaro e San Bernardino da Siena che donò alla chiesa con l’iscrizione “Marcus Benincasa senarum origine. Patria vero oppidi Cytharensis Caven  Manu proprio PIN et sui devotione Ecclesia donavit, anno 1736”

Nel 1743 il pittore Crescenzo Adinolfi , di cui si conserva anche una Sacra Famiglia nella chiesa dell’Avvocatella, eseguì la grande tela dell'altare maggiore raffigurante l'assunzione della Vergine ed affreschi laterali con la natività e adorazione dei magi.

Di fronte alla cappella, vi è la fontana detta “de li Papi” , presente in molti quadri dei vedutisti del ‘700 che potrebbe riportarsi all'epoca della costruzione della Cappella stessa, cioè nel 1735. Tale nome affonda le sue origini in vere e proprie fantasie popolari, tra cui  la leggenda che papa Urbano II si fosse fermato nel luogo per rinfrescarsi mentre si recava alla Badia Benedettina nel 1092.

Se confrontiamo  la pietra usata per la fonte, vediamo che essa è simile a quella del portale della chiesa ed è simile anche a quella delle Clarisse di Pregiato del 1687, della chiesa di San Pietro a Siepi del 1710 e della chiesa di San Nicola di Pregiato che furono eseguiti da operai che lavoravano in varie botteghe di Cava .
In effetti la fontana viene detta di Papa o delli Papi , ma non vi è nessuna testimonianza che sia dedicata ad un papa, mentre risulta che l’unico personaggio attribuibile fosse un cavese benestante, di cognome Papa.Altri invece asseriscono chela sua denominazione deriva da el fatto che nel 1879 Mose' Papa, originariodi Fisciano e proprietario delle terre di S.Arcangelo,per rendere piu' confortevole la vita agli abitanti fi Licurti chiese al comune di "aprire la vecchia fontana al ponte in sostituzione del fontanino chiuso la di cui  spesa occorrevole non è molto vistosa poichè esiste la pubblica vasca e cammini di antichi fiumi".

La  fontana barocca della frazione di San Arcangelo è stata più volte il soggetto di vere e proprie opere d’arte. Pitloo, Palizzi, Gigante, Duclère, Rebell, Götzloff e altri . Tale nome affonda le sue origini in vere e proprie fantasie popolari e in un particolare errore di identificazione del luogo di costruzione.

La costruzione della fontana avvenne certamente dopo il 10 giugno 1738 quando il nobiluomo Paolo Tagliaferri, per atto del notaio Lorenzo Tagliaferri, concesse ai parroci della chiesa due parti di bosco, la Pilla e il Ponte, al fine di "fare un corso per portare l’acqua avanti di detta cappella, e con fare detto corso apporterebbe assai utile a detta cappella e maggiore devotione e concorso di gente. Grazie a questo corso, aggiunse il donatario, i fedeli più facilmente vengono a visitare detta gloriosa Vergine di S. Maria di Monte Carmelo, et acciò si faccia detto corso e fonte avanti detta cappella".

 

 

 

 

La chiesa di S.Giovanni Battista a Rotolo

Pubblicato in La religiosità Etichettato sotto Scritto da Matteo

La chiesa di San Giovanni Battista è parte di un piccolo complesso architettonico che comprende anche il campanile, la sacrestia, l' oratorio di Santa Maria della Purificazione (contiguo alla parte destra della chiesa), costruita nel 1653 con altri locali, e sorge nella frazione di Rotolo-Casaburi in Cava de' Tirreni.

Il contesto paesaggistico ha aspetto rurale e rada edificazione. La Chiesa di S. Giovanni Battista è stata eretta in data incerta. Un primo cenno si trova nella bolla di Papa Alessandro III del 1168 in cui è scritto che apparteneva alla Badia alla quale veniva confermata.Solo nel 1441 sotto il re Alfonso I d’Aragona veniva elevata a parrocchia.

La chiesa presenta un ricco interno in stile barocco e una semplice facciata neoclassica. Ha pianta longitudinale, a navata unica, terminate con un'area presbiteriale a "tricora", copertura a botte lunettata sulla navata e cupola sul presbiterio. I partiti decorativi dell'interno definiscono, alle pareti laterali della navata, una serrata scansione di archi a tutto sesto, incorniciati e intervallati da coppie di lesene corinzie, su cui corre il cornicione a sostegno della volta a botte e delle lunette finestrate. Gli archi, a loro volta, inquadrano piccoli vani incassati nella muratura perimetrale, aperti verso la navata, dove trovano alloggio gli altari laterali in muratura (leggermente emergenti verso la navata), riccamente decorati e sormontati da nicchie o dipinti. Notevole il quadro donato da Nicola Gagliardi raffigurante la Madonna con S. Giovanni e S. Sebastiano. Nel 1635 fu costruita la Confraternita della Beata Vergine e fu arricchita di dipinti.

Nel 1980 la chiesa a causa del sisma diventò inagibile e per 26 anni ed è rimasta chiusa al culto. E’ stata riaperta nel gennaio 2007.

La Chiesa del SS.Nome di Dio (1666)

Pubblicato in La religiosità Etichettato sotto Scritto da Matteo

La Chiesa del SS Nome di Dio edificata nel 1666, è documentata fin dall 'XI-XII secolo, nel sito che oggi ospita la Chiesa di Santa Maria dell'Olmo. Essa costituì il nucleo originario dell'attuale oratorio. Il culto mariano era collegato ad un episodio di ritrovamento prodigioso di un dipinto bizantino della Vergine.

La vivace facciata, pregevole opera barocca, si affianca in  continuità alla facciata della attigua basilica dell'Olmo e si raccorda, mediante una piccola scalea, alla piazzetta antistante, su cui prospetta. L'interno dell'oratorio è composto da un invaso unico a pianta rettangolare, in cui si distingue un ampio vestibolo e l'aula sacra; il presbiterio è collocato sul fondo dell'aula. 

La parete di fondo ospita una edicola entro cornici, sormontata da una finestra quadrilobata, mentre in controfacciata è presente una cantoria con balaustra lignea.

 

 La sua storia

Nel 1576 fu istituita una nuova confraternita intitolata al Santissimo Nome di Dio e di Gesù, presso la chiesa di Santa Maria dell'Olmo. Nell'anno seguente la nuova confraternita venne fusa con la precedente e assunse il titolo del Santissimo Nome di Dio e di Santa Maria dell'Olmo, prendendo sede presso l'esistente oratorio. Da questo periodo anche l'oratorio viene designato con l'omonimo titolo.

Tra il 1585 ed il 1616 fu costruito un nuovo ospedale più grande e salubre, in sostituzione di quello precedente, in un sito nuovo ma poco discosto. La confraternita continuò ad occuparsi della sua conduzione, mentre l'oratorio funse anche da cappella ospedaliera fino a 1716, quando fu costruita un'autonoma nuova cappella annessa all'ospedale (dedicata anch'essa al Nome di Dio). Nel corso del secolo XVIII l'oratorio è stato ampliato ed ha assunto la veste decorativa di gusto barocco che oggi ancora la caratterizza. A questo periodo va ascritta anche la costruzione dell'attuale facciata barocca.

Nel 1799, nel contesto dei moti rivoluzionari napoletani, vi furono gravi disordini nella città di Cava ed avvennero saccheggi e distruzioni ad opera dei Francesi. Anche la confraternita, l'oratorio e l'ospedale subirono pesanti danni.  Con l'avvento dello stato unitario italiano, la confraternita si costituì come ente religioso con la nuova denominazione "Comitato Cittadino di Carità" (1865), perseguendo l'intento di continuare le opere religiose e assistenziali della precedente confraternita. L'oratorio è così entrato nella giurisdizione del nuovo ente e, nonostante alterne vicende, ha continuato fino ad oggi ad essere adibito ordinariamente al culto. Negli ultimi anni del secolo XX è stato restaurato, in seguito ai danni causati dal sisma del 1980. Ulteriori interventi restaurativi all'oratorio e ai locali annessi si sono avuti nel 2015.

 

 

Pagina 1 di 7