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| I Canti popolari cavesi |
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Di seguito vengono proposti alcuni canti popolari raccolti nel libro Mmésca cavajola pubblicato nel 1996 dell'amico Carmine Santoriello , che ringrazio per la gentile collaborazione.
Eccone comunque alcuni passi:
"" Presso Scafati, in provincia di Salerno, è venerata la "Madonna dei Bagni". Ogni anno in occasione della festa, affluiscono al Santuario fedeli provenienti da tutta la regione. I bagni sono dei grossi pozzi d'acqua ritenuti miracolosi per chi vi si immerge.
Il canto qui riportato è stato raccolto a Cava de' Tirreni e, per quanti sforzi abbia fatto in occasione della festa, non ho avuto occasione di ascoltarlo dai tammurrari della zona scafatese o da altri provenienti da altre zone. Ciò dà molto valore a questo recupero in quanto ritengo che si tratti di una vera e propria tammurriata nata nel territorio cavese. Infatti, in tempi passati, molti dovevano essere i tammurrari cavesi che si recavano alle feste patronali, anche fuori sede. Ne è testimonianza la dichiarazione di molti abitanti della popolosa frazione di Pregiato che ricordano, anche se vagamente, che in occasione di importanti feste tutti gli interessati si davano appuntamento 'nnanz' 'a Chiesa (davanti la Chiesa N.d.R.) e da qui, dopo avere addobbato carri tirati da buoi o cavalli, con fiori e nastrini colorati, suonando e cantando a squarciagola, partivano per il Santuario di destinazione.
Le mete preferite erano appunto: A li Vagne (Alla Madonna dei Bagni a Scafati), A Montevergine (Alla Madonna di Montevergine ad Avellino), 'Ngopp' a' 'bBucata (Alla Madonna dell' Avvocata a Maiori)..
A li Vagne
jamme a li Vagne sciore 'e papagne
jamme a li Vagne sciore 'e papagne
e se nunce jammo aguanno
aguanno che vene
e aguanno sola sola
aguanno che vvene c' 'u uaglione
e aguanno zita zita
aguanno che vvene e' 'o marito
e aguanno a braccia a braccia
aguanno che vvene e' 'o cingel' 'mbraccio
'A Parulana è uno dei personaggi fissi entrati a far parte delle rappresentazioni carnevalesche, una Zeza (Lucrezia, personaggio carnascialesco N.d.R.) delle nostre zone. La parulana viene personificata da un uomo che si traveste da donna ed in modi e con fattezze volgari cerca di attirare l'attenzione dei maschi presenti alla sfilata.
La parulana secondo l'etimologia è l'ortolana. Forse, nei tempi passati, l'ortolana, che girava col suo carretto per vendere la propria merce, non era tenuta in gran considerazione, per il modo sguaiato con cui doveva urlare per farsi sentire dagli abitanti dei vari casolari oppure per il fatto che, nelle contrattazioni in mancanza del marito, era costretta a litigarsi con i clienti. Questi ed altri fattori come potrebbero essere i suoi attributi fisici, il colorito di chi vive sempre all'aria aperta, hanno determinato una falsa nonché cattiva opinione. Scenicamente, a Carnevale, un uomo canta i versi della canzone mentre la Parulana scimmiotta mostrando le parti del corpo che di volta in volta vengono nominate.
'A Parulana
Che bell 'uocchie ca tene 'a parulana
ll'uocchie i tene bbelle 'a parulana nova
Parulà seie tutta bbona siente a mme statte accussì
uè bella e bona sì parulà mme faie murì (*)
(*) La canzone continua sostituendo semplicemente agli occhi le altre parti del corpo, con particolare preferenza per gli attributi femminili.





